Domenica 25 giugno si è concluso il XXXIII Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione del Signore. I Padri Capitolari durante 30 sessioni hanno adottato il documento finale intitolato "Testimoni della Risurrezione", e successivamente hanno celebrato l'Eucaristia, presieduta dal padre Paul Voisin, superiore generale della Congregazione.
Sabato 24 giugno 2017, nella solennità della Natività di San Giovanni Battista, papa Francesco ha ricevuto in udienza privata i partecipanti al 33º Capitolo Generale. P. Paul Voisin CR, superiore generale, ha presentato al Santo Padre la nostra Comunità e ha rivolto parole di gratitudine:
Caro Santo Padre, noi, partecipanti al XXXIII Capitolo Generale della Congregazione della Risurrezione del Signore, siamo grati che il Papa abbia trovato il tempo per incontrarci. Vostra Santità era presente tra noi anche durante il Capitolo, quando ascoltavamo i vostri insegnamenti, specialmente le parole su "misericordia" e "compassione". Siamo testimoni della risurrezione, figli spirituali di Bogdan Jański. Vogliamo andare nel mondo per annunciare la buona novella della risurrezione di Gesù.
Il Capitolo Generale che si conclude è stata un'altra occasione per rivedere gli impegni della vita religiosa, i voti religiosi, la preghiera e la vita fraterna in comunità. Rinnovati in Cristo, possiamo andare con un messaggio di speranza, lavorare per la risurrezione della società nel mondo.
Santo Padre, confido che ogni sacerdote nel mondo sia stato ispirato dalle vostre parole, per odorare come le pecore. Mi sembra che come risorti abbiamo scoperto che prima di tutto dobbiamo odorare come i nostri fratelli. Santo Padre, dopo la vostra elezione siete uscito sul balcone della basilica di San Pietro e avete chiesto preghiere per voi. Oggi promettiamo che pregheremo per voi. Da parte mia, vi chiedo, Santo Padre, di pregare per i risorti in tutto il mondo, affinché siamo fedeli alla nostra vocazione, annunciamo la speranza e lavoriamo per la risurrezione delle società.
Il Santo Padre ha rivolto ai partecipanti al Capitolo Generale le seguenti parole:
Cari Fratelli!
Sono felice di accogliervi in occasione del vostro Capitolo Generale. Ringrazio il Superiore Generale per le sue cortesi parole e attraverso voi saluto i vostri confratelli presenti in quindici paesi su quattro continenti.
Come figli spirituali di Bogdan Jański, apostolo dell'emigrazione polacca in Francia nel XIX secolo, siete nati per testimoniare che la risurrezione di Gesù Cristo è alla base della vita cristiana, per annunciare la necessità della risurrezione personale e sostenere la comunità nella sua missione al servizio del Regno di Dio. In stretta connessione con il carisma della Congregazione, avete scelto come tema di questo Capitolo "Testimoni della presenza del Risorto: dalla comunità al mondo". Vorrei soffermarmi con voi su tre espressioni.
1. Testimoni della presenza del Signore risorto
In altre parole, missionari, apostoli di Colui che vive. A questo proposito vi propongo come icona Maria Maddalena, apostola degli apostoli, che nel mattino di Pasqua, avendo incontrato il Gesù risorto, lo annuncia agli altri discepoli. Cercava Gesù morto, e lo trovò vivo. Questa è proprio la gioiosa Buona Novella che porta agli altri: Cristo è vivo e ha il potere di vincere la morte e darci la vita eterna.
Da qui scaturisce la nostra prima riflessione: la nostalgia del passato, che poteva essere ricca di vocazioni e di grandi opere, non può ostacolare la visione della vita che il Signore fa crescere intorno a voi nei tempi presenti. Non cedete alla nostalgia, ma siate persone che, mosse dalla fede nel Dio della storia e della vita, annunciano l'arrivo del mattino anche nelle tenebre della notte (cfr. Is 21, 11-12). Siate persone contemplative, che, avendo lo sguardo fisso sul Signore, sanno vedere ciò che gli altri, affannati dalle preoccupazioni di questo mondo, non vedono; persone che sanno annunciare con coraggio proveniente dallo Spirito che Cristo vive ed è il Signore.
La seconda riflessione è la seguente: Maria Maddalena e le altre donne vanno al sepolcro (cfr. Lc 14, 1-8), sono donne "in uscita": lasciano il loro "nido" e si mettono in cammino, sanno correre il rischio. Lo Spirito chiama anche voi, Fratelli della Risurrezione, a diventare persone in cammino, un istituto "in uscita", che va verso le periferie umane, là dove bisogna portare la luce del Vangelo. Lo Spirito vi chiama a cercare il volto di Dio là dove si può trovare: non nei sepolcri – "Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" (v. 5) – ma là dove Egli vive: nella comunità e nella missione.
2. Dalla comunità al mondo
Lasciate che il Risorto, come ai discepoli di Emmaus, vi accompagni sia individualmente che comunitariamente, specialmente sulle strade della delusione e dell'abbandono (cfr. Lc 24, 11ss). Questo incontro farà sì che, pieni di gioia e senza indugio, cominciate di nuovo a correre verso la comunità, e da essa verso il mondo intero annunciando che "il Signore è veramente risorto!" (v. 34).
Tutti coloro che credono nel Risorto hanno il coraggio di "uscire" e annunciare la Buona Novella della risurrezione, correndo il rischio della testimonianza, come hanno fatto gli Apostoli. Così tante persone aspettano questa gioiosa notizia! Non abbiamo il diritto di non portarla loro. Se la Risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza e il nostro tesoro più prezioso, come non correre a proclamarla agli altri?
Uno dei modi concreti per mostrare la Risurrezione è la vita fraterna in comunità. Si tratta di accogliere i fratelli che il Signore ci ha dato. Non quelli che vorremmo scegliere, ma quelli che Lui ci ha dato. Da quando Cristo è risorto, non possiamo, come dice l'apostolo Paolo, guardare gli altri solo dal punto di vista umano (cfr. 2 Cor 5, 16). Li guardiamo e li accettiamo come un dono del Signore. Questo altro è un dono, che non si può manipolare e disprezzare; un dono che va accolto con rispetto, perché in lui, specialmente quando è debole e fragile, lo stesso Cristo ci viene incontro.
Vi incoraggio a essere creatori di comunità evangeliche, e non solo loro "consumatori"; affinché la vita fraterna in comunità sia il vostro primo modo di evangelizzare. Che le comunità siano aperte alla missione e si astengano dal fare di se stesse il punto di riferimento principale, perché questo porta alla morte. Non lasciate che i problemi, che ci saranno sempre, vi assorbano; cercate piuttosto di coltivare la "mistica dell'incontro" e cercate insieme ai fratelli che il Signore vi ha dato, illuminati dalla "relazione d'amore che esiste tra le tre Persone Divine", le vie e i metodi per andare avanti (cfr. Lettera apostolica Testimoni della gioia, 21 novembre 2014, I,2). Non manchi la vostra testimonianza di vita fraterna in comunità in una società che vuole uniformare e appiattire tutto, dove l'ingiustizia divide e mette in conflitto, in un mondo ferito e aggressivo.
3. Profeti di gioia e di speranza pasquale
Il Signore risorto ha dato ai suoi discepoli due tipi di consolazione: la gioia interiore e la luce del mistero pasquale. Che la gioia derivante dal riconoscimento della presenza di Gesù risorto vi attiri verso la Sua persona e la Sua volontà, e per questo vi conduca alla missione. D'altra parte, la luce del mistero pasquale rinnovi la speranza, "speranza affidabile", come ha detto papa Benedetto XVI (Spe salvi, 2). Risorti per aiutare a risorgere, liberi per portare libertà agli altri, rinati a nuova vita per risvegliare nuova vita in tutti coloro che incontriamo sulle nostre strade. Questa è la vocazione e la missione dei Fratelli della Risurrezione.
"Perché cercate tra i morti colui che è vivo?" (Lc 24, 5). Che queste parole risuonino sempre nei vostri cuori. Vi aiuteranno a superare i momenti di tristezza e ad aprirvi agli orizzonti di gioia e speranza. Vi permetteranno di rimuovere le pietre dai sepolcri e vi daranno la forza di annunciare la Buona Novella nella cultura contemporanea, così spesso segnata dalla morte. Se avremo il coraggio di entrare nei nostri sepolcri personali e comunitari, vedremo come Gesù è in grado di risuscitarci da essi. E questo ci farà riscoprire la gioia, la felicità e l'entusiasmo dei primi momenti della nostra consacrazione.
Cari fratelli, concludo ricordando ciò che tante volte ho detto alle persone consacrate, specialmente durante l'Anno della vita consacrata: del passato bisogna fare memoria con gratitudine, vivere il tempo presente con passione, e accogliere il futuro con speranza. Memoria grata del passato, quindi non archeologia, perché il carisma è sempre fonte di acqua viva, e non una bottiglia di acqua distillata. Passione per mantenere sempre viva e giovane la prima amore, che è Gesù. Speranza, perché sappiamo che Gesù è con noi e guida i nostri passi come ha guidato i passi dei nostri fondatori.
Maria, che in modo speciale ha vissuto e continua a vivere il mistero della Risurrezione del suo Figlio, vegli come madre sul vostro cammino. Vi accompagni anche la mia benedizione. E vi prego tanto di non dimenticare di pregare per me. Grazie!